venerdì 29 luglio 2016

INGANNO E PERSUASIONE


·     Titolo: Inganno e Persuasione (o la sventurata di Lyme). Un’indagine di Mr. e Mrs. Darcy
·      Autore: Carrie Bebris
·      Editore: TEA
·      Anno: 2011
·      Pagine: 313
·      Prezzo: 12 €

Ogni volta   che vado in libreria mi accorgo che c’è sempre un nuovo romanzo in cui scopro che i protagonisti di una delle mie autrici preferite, Jane Austen, soprattutto quelli di “Orgoglio e Pregiudizio”, sono diventati serial killer, detective, addirittura vampiri.
Sono sempre stata un po’ scettica nel leggere qualcosa in cui il personaggio di Elisabeth Bennet non fosse uscito dalla penna della Austen, ma sono felice di aver provato a leggere “Inganno e Persuasione” di Carrie Bebris. In questo romanzo non solo ritroviamo i personaggi di cui avevamo già sentito parlare in “Persuasione”, ma si aggiungono a loro Elisabeth e Mr. Darcy che, ormai coppia sposata da alcuni anni, si divertono a fare gli investigatori durante un caso misterioso che inizia con la morte di una donna nella cittadina di Lyme. All’inizio di questo romanzo vediamo, infatti, una morte misteriosa sul Cobb di Lyme seguita poi da una nascita, una storia d’amore, intrighi e tradimenti nella Marina Militare, gite in barca, eventi mondani e soprattutto tante passeggiate vicino al mare che ci fanno quasi assaporare davvero l’aria e la brezza marina attraverso cui i nostri protagonisti ci accompagnano e cercano in tutti i modi di svelare il mistero che circonda la famiglia Elliot. La Bebris ha scritto altri cinque romanzi della serie “Indagini di Mr. e Mrs. Darcy” che non ho ancora letto, ma posso dire che in questo è molto brava a mantenere l’atmosfera dei romanzi di Jane Austen e a tenere fede ai caratteri dei personaggi da lei creati. E’ divertente e la storia ha abbastanza intrighi e colpi di scena per far sì che la lettura scorra piacevolmente. Ho sempre immaginato così la vita di coppia di Elisabeth e Mr. Darcy e mi è paciuto molto immaginarli qui, in una storia diversa. I dialoghi, i luoghi, i personaggi mantengono la loro eleganza iniziale e quindi non è uno sconvolgimento ma solo una continuazione delle loro vite, che per fortuna grazie alla Bebris, siamo invitati a conoscere più a fondo. 



Articolo pubblicato sul n. 17 di Novembre 2012 del periodico "Indicatore mirandolese" del comune di Mirandola (MO)

domenica 10 aprile 2016

PERFETTI SCONOSCIUTI

Dopo anni in cui ho visto le sale cinematografiche piene solo per film che io non classificherei tali, sono davvero orgogliosa che l’Italia possa finalmente tirare un sospiro di sollievo.
Non siamo salvi dall’invasione di commedie demenziali ma, ultimamente, vedo nomi di registi che stanno elevando lo standard della commedia italiana: Sidney Sibilla, Paolo Genovese e lo stesso Edoardo Leo che, in diverse interessanti commedie, compare come attore oltre che come regista.
Forse anche perché c’è una generazione di attori che è giunta all’apice del proprio talento, sta di fatto che negli ultimi anni sono usciti nelle sale italiane alcuni film che parlano di temi attuali, a volte drammatici, affrontati però con semplicità e leggerezza.
Arrivare insomma al cuore degli spettatori anche con il sorriso: questa penso sia una specialità tutta italiana.
Il film uscito quest’anno di Paolo Genovese è uno di quelli a cui mi riferisco: ottimo, divertente, scioccante a tratti, che parla di temi attuali e collettivi.
In “Perfetti sconosciuti” innanzitutto vediamo riuniti alcuni degli attori italiani più bravi e talentuosi del momento  (Marco Giallini, Edoardo Leo e Valerio Mastandrea sono le tre punte di diamante) che, insieme, formano un gruppo ben affiatato le cui battute sembrano come scivolare tra loro.
Il tema trattato è quello della vita segreta che ognuno di noi, in questo momento storico in cui la comunicazione globale ci sta forse sfuggendo di mano, ha all’insaputa di chi ci è vicino.
Un gruppo di amici si riunisce a cena durante la quale decidono di fare un gioco: mettere al centro del tavolo il proprio cellulare e leggere e rispondere ad alta voce a ogni eventuale chiamata, messaggio o mail che riceveranno.
Un gioco nato per provare che nessuno di loro ha nulla da nascondere, in verità scoprirà le carte di ognuno dei componenti che cadranno, uno dopo l’altro, nella battaglia da loro stessi iniziata.
Giudizi affrettati, scheletri nell’armadio, vecchi rancori e situazioni imbarazzanti si susseguiranno durante tutto il film e lo spettatore può solo assistere al crollo di tutte le certezze e le buone intenzioni con cui era iniziata la vicenda.
Ci si chiede inevitabilmente quanto conosciamo le persone che ci stanno accanto, quanto ci raccontano e quanto invece ci celano, e dopo un film del genere probabilmente si avrà paura a porre certe domande. Ma una passa sicuramente nella mente di tutti: è meglio sapere tutta quanta la verità anche se ferisce, annienta? O è meglio continuare a vivere all’oscuro una vita “finta” che va avanti, nonostante sia costruita sull’inganno e sulla finzione, in modo tutto sommato tranquillo a cui potremmo adattarci?
Dopo due colpi di scena assolutamente sconvolgenti Genovese ci lascia così, con l’amaro in bocca e con la sensazione di sconfitta, perché in fondo sappiamo che le situazioni viste sul grande schermo non sono poi così lontane dalla realtà che ci circonda.
E’ per questo motivo che questa commedia/dramma funziona e ci tocca cuore e mente, perché è come uno schiaffo in pieno viso, è come una verità urlata con tutto il fiato che si ha.
“Perfetti sconosciuti” è il fedele ritratto della società di oggi in cui sempre più spesso diventiamo burattini di questa globalizzazione che ci vuole sempre più presenti sulla scena ma che, allo stesso tempo, non ci permette più di essere noi stessi e ci obbliga a nasconderci dietro a una maschera.


THE DANISH GIRL

Sono appena tornata dal cinema dove ho visto "The danish girl" e mi sento ancora scombussolata, quasi persa. Non mi sento a disagio, solo faccio fatica a riconoscere gli ambienti di casa come mura familiari. E' come se guardassi ancora tutto con occhi diversi, come ci ha abituati a fare Lili, la protagonista del film.
La storia parla di Einer Wegener, il primo uomo nella storia ad aver subìto un'operazione chirurgica per diventare una donna. Einer e sua moglie Gerda, entrambi pittori, vivono nella Danimarca degli anni '20. Quasi per gioco Einer si ritrova a dover indossare abiti femminili, prima per posare per sua moglie e poi a una festa. E dopo quegli eventi compare Lili, la vera anima di Einer, da sempre dentro di lui ma che nessuno era mai riuscito a liberare. Gerda e Einer proveranno a continuare le loro vite dimenticando Lili ma ormai Einer si ritrova ad essere confuso, in un corpo che non riconosce e che non gli appartiene. Anche con l'aiuto dell'amico di infanzia Hans, Einer e Gerda prenderanno una decisione che contribuirà a cambiare il corso delle loro vite, e ora noi sappiamo anche della storia. Einer si sottopone, infatti, al primo intervento chirurgico che gli permetterà di diventare Lili a tutti gli effetti.
Come tutti sanno la medicina all'epoca non aveva le risorse e le conoscenze di oggi e quello di Lili è un tragico epilogo, ma la sua storia è ancora oggi considerata esempio di coraggio e determinazione.
I due attori sono perfetti l'uno accanto all'altra e gli occhi della Vikander sembravano inondarti davvero con tutto l'affetto e l'amore con cui Gerda è stata vicino al marito per tutto il tempo. E che dire di Eddie Redmayne? 
Il tocco delle sue dita sul suo corpo sembravano le gocce di pioggia che cadevano all'uscita del film.
Se la sua interpretazione di Stephen Hawking era stata ottima, qui è davvero incredibile perché è sconvolgente. Una donna poteva benissimo riconoscere tutti i sentimenti che lui stesso ha interpretato: l'ammirarsi davanti allo specchio, scoprire la propria femminilità, sorridere alle attenzioni di un uomo, ridere per la frivolezza dello shopping. Si mette completamente a nudo, a servizio del personaggio.
E' come se stessimo assistendo a una nascita, a un nuovo inizio, se spiassimo qualcuno che si sta scoprendo per la prima volta. "The danish girl" è, infatti, un film molto intimo e delicato, e quasi mi sembrava una nota stonata vederlo in una sala con tante altre persone. Perché questa è la storia di una donna, rinchiusa tutta la vita nel corpo di un uomo, che a poco a poco scopre con le mani, con gli occhi, con la bocca la sua femminilità, la sua sensualità e esce allo scoperto e si libera, accettandosi per quello che è e mette tutta sé stessa  nelle mani della scienza e del destino.
Dopo aver visto questo film so ancora di più quanto desidero far parte di un mondo in cui chiunque possa trovare sé stesso e possa fare quei cambiamenti che gli consentano di essere felice, senza subìre derisioni o violenze, o essere soggetto a leggi ignoranti e inedeguate.


lunedì 29 febbraio 2016

OSCAR 2016

Ci sarebbe da dire Oscar so boring, e non white.
A mio avviso il conduttore Chris Rock è stato ripetitivo e il suo continuo riferimento al motivo di polemica di quest'anno per niente intelligente. Ma su questo ho già detto la mia  e non voglio cadere nello stesso errore.
Sono sveglia da tre ore e ho assistito all'ottantottesima premiazione degli Oscar in diretta dal Dolby Theatre.
Mad Max: Fury Road si aggiudica praticamente tutti i premi tecnici più importanti: scenografia, costumi, trucco, montaggio, montaggio sonoro, sonoro. Un solo Oscar a The Danish girl e Il ponte delle spie per, rispettivamente, miglior attrice non protagonista e miglio attore non protagonista: Alicia Vikander e Mark Rylance.
Inside Out conquista la statuetta per miglior film di animazione con un bellissimo discorso diretto ai bambini da parte di Pete Docter e Jonas Rivera.
Ennio Morricone fa alzare tutti in piedi facendo vincere a The eithful eight il premio alla miglior colonna sonora.
Quando la doppietta ci vuole invece, è giusto concederla: Inarritu si meritava davvero di vincere alla regia anche quest'anno. 
Brie Larson vince come miglior attrice per la sua interpretazione in "Room" e Leonardo DiCaprio per quella come miglior attore in "Revenant".
I giornalisti e il web possono ora respirare e concentrarsi su altro. Leonardo, da parte sua, non ha fatto battute o commenti a proposito. Ha ringraziato tutti, proprio tutti, e al suo primo Oscar ha detto che la statuetta sarebbe da dividere con Tom Hardy e non ha perso l'occasione per spostare l'attenzione sul nostro pianeta e l'importanza di salvaguardarlo.
Non mi serve altro per essere orgogliosa di lui.
L'ultima sorpresa arriva con il premio "best picture". Non pensavo che andasse così, anche se ne sono molto contenta: "Il caso Spotlight" vince come miglior film.
Finisce così questa edizione. Un po' "limitata" mi verrebbe da dire, un po' noiosa, un po' con il freno tirato. Meccanica quasi, e non emozionante e frizzante come lo era stata quella condotta da Neil Patrick Harris l'anno scorso.
Nemmeno i vestiti delle attrici mi sono piaciuti, nessuna che brillasse tra le altre.
Però è andata, è già finita. E ora, dopo i bei sogni, si torna alla realtà.



martedì 23 febbraio 2016

NOSTALGIA..NOSTALGIA CANAGLIA

Tranquilli! In questo post non parlerò di Albano e Romina, ma il titolo della loro canzone è quello che sintetizza meglio quello di cui voglio scrivere.
Stavo, infatti, guardando Sky e i film che potevo scegliere e registrare sul mio On Demand. Sono tanti, sì, ma più o meno sono sempre gli stessi e soprattutto in questo momento nessuno rappresenta quelli che avrei voglia di vedere adesso.
Mi è venuta voglia di vederne alcuni di tanti anni fa, che ormai sono diventati cult. Film divertenti, che tutti più o meno hanno visto e che si ricorderanno, ma che raramente passano per tv. Film assolutamente non impegnati, commedie adolescenziali, ma con cui siamo cresciuti.
Come ogni Natale hanno ritrasmesso "Mamma, ho perso l'aereo" e quest'anno mi sono fermata un po' a guardarlo. Chi non conosce o non ha visto questo film?
Mi è piaciuto rivederlo, solo che rivivere quelle immagini viste da piccola mi ha fatto tornare in mente altri titoli.
Per esempio non riesco più a smettere di pensare a "Week end con il morto"!
Quanto riguarderei Larry (Andrew McCarthy) e Richard (Jonathan Silverman) seduti al tavolo con Bernie Lomax (Terry Kiser)???
Oppure i "Gremlins": non avete voglia di rivedere la scena in cui sono tutti al cinema a vedere "Biancaneve e i sette nani"?
Un altro che mi viene in mente è "Mistic Pizza" con una giovanissima Julia Roberts e Annabeth Gish. Sempre con la Gish vorrei rivedere "Shag:l'ultima follia!" che trasmettevano spesso durante la mattina, in estate.
Insomma.. voglia di un ritorno a quelli che erano i film che guardavamo quando eravamo ragazzini. Voglia di ridere per qualche sciocchezza, voglia di leggerezza, di ricordare i tempi in cui ero senza pensieri.
Voi ne avete altri che vorreste rivedere dopo tanto tempo?
Qualche pellicola che vi manca e che vorreste ritrovare?
Se vi va di scrivermi sarei davvero curiosa di sapere quali sono i film per cui provate nostalgia!



venerdì 19 febbraio 2016

BEATRIX.. MADE IN VERONA

Avevo già scritto in un altro post di quanto la Pixar abbia rivoluzionato il mondo del cinema d'animazione portandolo a essere un fenomeno non solo adatto ai più piccoli ma a un target molto più ampio.
Perciò se vi scrivo "Beatrix" penserete subito ad una creazione del colosso americano.. invece no. In una delle più antiche dimore di Verona risalenti al 1500, in cui si ritrovò anche Luigi XVIII, è nata una scuola che userà una delle più moderne tecnologie nell'ambito del 3D per la realizzazione di cortometraggi, e non solo.
Si chiama Side Academy e al suo interno vi sono tre dipartimenti: Side Animation, Side Academy, Side Design.
Due sono i principali corsi: Master in computer grafica e Corso di Interior design.

Il fine è uno solo: creare uno dei più grandi studi di animazione europei.

Dal sito è possibile fare un tour virtuale dell'edificio e per chi fosse interessato ci sono tutti i contatti che potrebbero servire.
Insomma, Verona sta dando il via a un progetto unico nel suo genere nel Bel Paese che torna a far valere, speriamo, il Made in Italy.
Per ora non ci resta che attendere il completamento, nel 2018, del lungometraggio "Beatrix" che, come spiegano sul sito, sarà un'eroina adolescente dai valori cavallereschi in quanto sarà ambientata in parte nelle Verona di oggi e in parte in quella medioevale e che avrà il compito di divertire ma anche istruire i giovani d'oggi.

Ecco i link per i nostri futuri progettisti:

                                                   www.sideacademy.net
                                          www.sideanimation.com/Beatrix



lunedì 1 febbraio 2016

LA TRISTEZZA DELLE QUOTE ROSA E "WHITE"

Sto letteralmente "navigando" nel web in cerca di qualche curiosità sul mondo del cinema:
mi sto riguardando le varie nomination, qualche video del controverso ed eccezionale Severus Piton interpretato da Alan Rickman, da poco scomparso.
Purtroppo mi sono ritrovata anche a leggere dell'ennesima polemica.
Ormai non ci sono più notizie, solo accuse.
E forse dovrei aspettare qualche ora prima di scrivere e pubblicare questo, ma non resisto.
La polemica 2016 riguarda il fatto che che i nominati per la vincita della statuetta d'oro più famosa, l'Oscar, siano quasi tutti "bianchi".
Gli attori "neri" così come i film legati alla cultura black, sarebbero stati volutamente esclusi. Si pensa, quindi, di aumentare il numero dei nominati nelle categorie "miglior attore", attualmente cinque, o di portare a dieci, stabile, il numero dei film nominati come "best picture". 
Ora... a me sembra di sentire parlare di quota rosa, e scusate ma mi vengono i brividi.

Io voglio che venga nominato, e che vinca, il migliore.
Non guardo il colore della pelle, come si chiama o da dove viene.
Io guardo l'interpretazione.

Non è forse la più grande mancanza di rispetto far finta di passare dalla parte dei buoni e accondiscendenti? Per quelli che "lasciano vincere" anche quelli di colore? Non è forse il più grande atto di volgare ipocrisia?
Attori neri bravi, capaci, ne abbiamo e non hanno certo bisogno del nostro aiuto per vincere.
Ma scherziamo?
Chiediamoci piuttosto come mai Jennifer Lawrence, che io comunque adoro, sia candidata dopo ogni cosa che faccia.. Al massimo queste sono le domande che uno si dovrebbe porre.
Come quando si vota e siamo costretti a esprimere la preferenza almeno per un candidato donna... ma se a me non piace nessuna delle donne candidate?
Questa è la più orribile e vergognosa delle trovate politiche degli ultimi anni. Il voto dovrebbe essere libero.
Il solo fatto di dover essere obbligata a scegliere in un certo modo toglie a me la libertà, e al vincitore offre una vittoria che sa comunque di sconfitta.

Il solo fatto di parlare di quote rosa o bianche, è come ammettere che c'è qualche differenza. Le quote sono le più grandi discriminazioni.

La vera rivoluzione sarebbe iniziare a usare la semplice e pura meritocrazia, in tutto.